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La storia di Ventotene e Santo Stefano
Geologia di Ventotene e Santo Stefano
La formazione di Ventotene e Santo Stefano risale a circa 100 milioni di anni fa, quando sul fondale marino si aprirono profonde fratture da cui affiorò materiale magmatico che diede origine, ad esempio, ai vulcani più antichi di quella che oggi è conosciuta come Italia centrale: Monte Amiata in Toscana, i Monti Cimini e Vulsini e i Colli Albani nel Lazio, il Vesuvio in Campania e le Isole Pontine.
Ventotene e Santo Stefano sono composte principalmente da tufi gialli, trachiti e basalti. Ventotene è quasi interamente tufacea, ad esclusione della zona sud-ovest compresa tra Capo dell'Arco e Punta Pascone che è essenzialmente basaltica; dal mare, in particolare, è possibile apprezzare la policromia di gialli delle stratificazioni rocciose della costa che d'improvviso si compenetra con il nero del basalto. Santo Stefano, invece, è soprattutto basaltica, con componenti trachiti che; la sua costa risulta perciò profondamente frastagliata e a picco sul mare circostante.
Dai Greci al Periodo Romano
Le due isole e l'intero arcipelago Pontino, furono vitale riferimento sulle rotte tirreniche fra l'isola d'Ischia, la toscana e la Sardegna. Lo dimostrano i loro nomi: quella che poi diventerà Ventotene "posseduta dai venti" venne chiamata dai Greci Pandoteira "dispensatrice di ogni cosa' e per assonanza Mandataria dai romani. Degli antichi popoli che hanno dimorato e conosciute le due isole, i Romani sono quelli di cui restano più concrete e visibili le testimonianze.
Periodo Romano - IV sec a.C. 1 Romani sottraggono Pandataria ai Volsci e il resto dell'arcipelago pontino. Tito Livio conferma implicitamente l'importanza strategica di Pandataria ricordando che i suoi abitanti sorvegliano con scrupolo le rotte del Tirreno.
Il Porto: Augusto predilige la piccola Mandataria per costruirvi un porticciolo privato imperiale interamente ricavato entro il banco tufaceo degradante verso il mare. La posizione geografica, la struttura ingegneristica e l'ubicazione al riparo dai marosi e dai venti, lo rendono ancor oggi nell'uso opera di straordinaria efficacia ed autentico capolavoro dell'ingegneria portuale romana. L'intero bacino portuale e lo scalo di alaggio (loc. "Pozzillo") furono ricavati scavando ed asportando 60.000 mc di viva roccia consentendo di ottenere: la banchina (podium), il porticato oggi in parte eroso dalle intemperie, le cappelle per ricavare il sale del mare, magazzini e bitte. Tre feritoie realizzate nella parte sottostante la diga foranica permettevano di mantenere, all'interno dei bacino, l'acqua sempre allo stesso livello e, nel contempo, la perfetta ossigenazione.
La Villa: la figlia di Ottaviano Augusto, Giulia, sceglie Mandataria come luogo di residenza estiva e vi fa costruire dal proprio genitore la splendida villa che da lei prende nome, in località Punta Eolo. - 2 a.C. in seguito alla emanazione della "Lex lulia de adulteriis" (1 8 a.C.) da parte di Augusto, per combattere la corruzione sia nella famiglia imperiale che nella gaudente Urbe, l'imperatore trasforma l'isola di Pandataria in carcere dorato ed invia quale prima ospite la stessa figlia Giulia (moglie di Tiberio, eletto imperatore dopo Augusto). Dopo di lei altre illustri ospiti vi risedettero, con lo stesso rigore e la stessa motivazione: dissolutezza ed immoralità. Agrippina Maggiore viene esiliata dal patrigno Tiberio, perché accusata di infedeltà nei confronti dei marito Germanico. L'imperatore Nerone vi relega la propria moglie ventenne Ottavia e da ordine ai sicari di chiuderla nel bagno e di svenarla nell'acqua calda non pago di ciò chiederà inoltre che ne sia recisa la testa perché venga mostrata a Poppea nella città di Roma. Domiziano scopre che il cristianesimo ha fatto troppi proseliti nella stessa casa imperiale e decide di mettere a morte il cugino Flavio Clemente ed esiliarne, in Mandataria, la moglie Flavia Domitilla.
Il Settecento
Ferdinando IV promuove una nuova urbanizzazione di Ventotene, Santo Stefano e di Ponza secondo i canoni dell'Illuminismo. Fallisce l'esperimento, ispirato alle teorie di Jean Jacques Rousseau, di redimere 200 manigoldi ed altrettante prostitute, col solo lasciarli vivere liberamente nell' "incontaminata natura" di Ventotene. Riesce pienamente, invece, l'incarico dato al maggiore Antonio Winspeare ed all'ing. Francesco Carpì di realizzare il "porto borbonico" di Ponza, l'ergastolo di S. Stefano e la struttura del nuovo abitato di Ventotene che da allora si armonizzerà felicemente coi paesaggio isolano e con le strutture di epoca romana.
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Itinerari e Monumenti di Ventotene
Villa Giulia
E' un complesso imponente che si estendeva in origine su una superficie molto più ampia di quella attuale e può essere ripartito in tre aree perfettamente adattate alla morfologia del terreno. L'area meridionale, raggiungibile oggi da Cala Rossano tramite una rampa che sale al pianoro dei Cimitero, composta dalla domus, dai giardini e da servizi vari. Una valletta distingueva la zona centrale di passaggio, che aveva altri spazi destinati a giardini, un piccolo "circo" per attività sportive ed un'ampia terrazza ad esedra tenninante con scalinate di accesso alla zona nord. L'ultimo corpo residenziale era caratterizzato dalle terme, da ulteriori giardini, dalle sale di rappresentanza, dai corridori e dalle terrazze per il passeggio. Tutto il complesso di Punta Eolo è inserito nel progetto di Parco Archeologico di Ventotene in corso di realizzazione.
Le cisterne e l'acquedotto
A mezza altezza dell'isola sono situate due grandi cisterne tuttora praticabili ("dei Carcerati" e "di Villa Stefania") allo scopo di raccogliere l'acqua piovana convogliata da percorsi superficiali. Esse rendevano la piccola "Pandataria" autosufficiente dal punto di vista di riserve idriche perché servivano ad approvvigionare, ai livelli più bassi, la Villa di Giulia, la Polveriera, la Peschiera ed il Porto Romano. L'acquedotto comprendeva una serie di successive cisterne e di condotte in muratura, terracotta e piombo prevalentemente alloggiate nella roccia tufacea. Particolarmente suggestive sono le cisterne e l'acquedotto, cementate a cocciopesto e con struttura a volta, che consentivano di conservare la preziosa acqua per lunghi periodi e mantenerla al tempo stesso fresca e salubre.
La zona della "Polveriera"
La zona della Polveriera originariamente estesa sino agli scogli di Cala Nave - comprendeva un grande complesso attrezzato per abitazioni e strutture complementari a servizio dei Porto Romano. Essa era caratterizzata da due ampie terrazze sovrastanti l'area della Peschiera e dei tempio di Iside (assimilata a Venere, protettrice dei mari). Sulla base delle raccomandazioni di Columella (esperto in itticoltura ed agricoltura vissuto nel 1 secolo d. C.) anche la Peschiera di Ventotene, ricavata interamente nel vivo della roccia, veniva alimentata da acqua marina ed acqua dolce proveniente dagli invasi della cisterna "dei carcerati" e di "Villa Stefania".
L'ergastolo di S. Stefano
L'ergastolo di S. Stefano, a forma di "Panottico" ed inaugurato nel 1795, permette di realizzare il principio del "dominio della mente su un'altra mente". La struttura, a ferro di cavallo è stata realizzata su tre piani. All'esterno dell'edificio, ossia dalla feritoia di ogni cella, si può vedere unicamente il mare e solo un piccolo angolo, adiacente al corpo dei servizi, guarda verso Ventotene. Il sole, durante il diurno spostamento, mantiene illuminate e salubri tutte le celle dei penitenziario. L'edificio ha cessato la sua triste funzione (1965) ed è meta di escursioni e visite guidate.
Museo
Situato nella piazza principale dell'isola, all'interno della Torre-Fortezza, rappresenta la tappa più importante dei diversi itinerari.
L'ingresso ospita un "dolio" dalla capacità di oltre 2000 litri ed apre l'itinerario al turista che potrà ricostruire ogni attività dell'epoca romana attraverso i tanti reperti recuperati. Ancore, anfore, decorazioni in bronzo, lingotti, anelli, chiodi di piombo e monete. Alcuni plastici completano la conoscenza sulle tecniche dei trasporti, sui metodi di carico delle navi, sui commerci marittimi in tutto il Mediterraneo sulla produzione di legnami necessari alla cantieristica, sui sistemi di approvvigionamento idrico.
Dal 2002 e in atto una importante campagna di scavi che sta portando alla luce nuovi ed interessantissimi reperti di epoca romana che possono essere ammirati presso il museo. |
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L'isola di Ventotene in festa
Dal 10 al 20 settembre di ogni anno la gente di Ventotene smette però di mostrare le vestigia del suo passato per riappropriarsi della propria identità e tradizione.
Per le vie del paese si festeggia S. Candida la martire cristiana torturata a morte nel IV Sec. D.C. a Ponza e approdata senza vittoria nella cala del Pozzillo a Ventotene .
La festa è grande. Per nove giorni si susseguono le gare, come quella dei tuffi "a cufaniello", i giochi, come il lancio delle mongolfiere di carta velina preparate durante l'anno dai ventotenesi i fuochi d'artificio i concerti della banda municipale diretta dal maestro Pio. Il decimo giorno inizia molto presto alle 6 del mattino, con le note della banda che preannunciano l'atto finale, la statua lignea della santa con gli ori votivi appesi al collo viene montata su una barchetta e portata in processione per le strade dell'isola.
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